Il ligure del Little Bighorn: Augusto Devoto, da Mezzanego alla notte in cui sfidò i colpi per portare acqua ai compagni

Nel 150° anniversario della battaglia, la storia poco conosciuta di Augusto Luigi Devoto, nato a Borgonovo di Mezzanego e sopravvissuto allo scontro che travolse il Settimo Cavalleria di George A. Custer

Nel grande racconto del Little Bighorn, la battaglia del 25 giugno 1876 entrata nella storia per la disfatta del Settimo Reggimento di Cavalleria statunitense e per la vittoria dei guerrieri Sioux Lakota e Cheyenne del Nord, c’è anche una traccia ligure. È la storia di Augusto Luigi Devoto, nato a Borgonovo di Mezzanego il 17 febbraio 1851, arrivato negli Stati Uniti da bambino e finito, quasi venticinque anni dopo, dentro uno degli episodi più celebri e controversi della storia americana.

A ricordarne la figura, nel 150° anniversario della battaglia, è Davide Canazza, vicepresidente di Hunkapi, Associazione per la Cultura e le Tradizioni dei Nativi americani. Il suo racconto restituisce spessore umano a un nome che rischierebbe di rimanere confinato nelle pieghe degli elenchi militari: Augusto Luigi Devoto, chiamato familiarmente Gustìn, non fu tra gli uomini caduti con George A. Custer sulla collina dell’ultima resistenza, ma fu tra quelli che vissero l’assedio successivo e che, nella notte, compirono un gesto di coraggio semplice e terribile: andare a prendere acqua al fiume sotto il tiro dei cecchini nativi.

La battaglia del Little Bighorn si combatté nell’attuale Montana. Da una parte c’erano oltre duemila guerrieri Sioux Lakota guidati da Crazy Horse, Sitting Bull e Gall, insieme ai Cheyenne del Nord di Two Moons. Dall’altra il Settimo Cavalleria agli ordini del tenente colonnello George A. Custer, passato alla memoria popolare come “generale”. Prima dello scontro, Custer divise il reggimento in più colonne: tenne con sé cinque compagnie per tentare l’attacco da nord, affidò tre compagnie al maggiore Marcus Reno per l’azione da sud, lasciò altre tre compagnie nelle retrovie al capitano Frederick Benteen e destinò una compagnia alla protezione delle salmerie.
Nel reparto erano presenti quattro italiani. C’era il tenente Carlo Camillo di Rudio, conte di Belluno e figura del Risorgimento; c’era il trombettiere Giovanni Crisostomo Martino, ex garibaldino nato a Sala Consilina e passato alla storia anche come John Martin; c’era il soldato Giovanni Casella, conosciuto come John James, originario di Roma; e c’era il ligure Augusto Luigi Devoto, partito da Borgonovo di Mezzanego e approdato, dopo l’emigrazione, nella cavalleria americana.
Il destino di questi uomini fu diverso da quello delle cinque compagnie rimaste con Custer, annientate nello scontro finale sulla collina ancora oggi ricordata come “Last Stand Hill”. Giovanni Crisostomo Martino fu inviato da Custer a chiedere rinforzi poco prima della battaglia e proprio quella missione gli salvò la vita. Carlo Camillo di Rudio si trovava con la colonna di Marcus Reno, respinta dai guerrieri nativi e poi assediata. Augusto Luigi Devoto e Giovanni Casella, invece, erano con le salmerie e finirono nel gruppo che riuscì a resistere insieme agli uomini di Reno e Benteen fino al ritiro dei nativi.
È in quell’assedio che la figura del giovane ligure emerge con maggiore forza. Gli uomini erano bloccati, provati dai combattimenti e quasi senz’acqua da due giorni. Nella notte tra il 26 e il 27 giugno 1876, alcuni volontari decisero di scendere verso il Little Bighorn per riempire le borracce dei compagni. Era una missione rischiosissima: bisognava uscire dalla posizione difensiva, muoversi nel buio, raggiungere il fiume e tornare indietro sotto la minaccia dei colpi. Tra quei volontari c’era anche Augusto Luigi Devoto.
Il gesto non ha la teatralità delle grandi cariche e non appartiene alla retorica delle uniformi, ma racconta molto di più: la paura concreta, la sete, la solidarietà tra uomini assediati, la scelta di esporsi per permettere agli altri di resistere. Nel racconto di Davide Canazza, Gustìn diventa così non soltanto il ligure presente al Little Bighorn, ma uno dei sopravvissuti che seppero agire quando la battaglia era già diventata una prova estrema di tenuta fisica e morale.
La sua storia era cominciata lontano da lì. Augusto Luigi Devoto era arrivato a New York all’età di sei anni con il padre Giuseppe Devoto. Nel 1873 si arruolò nel Settimo Cavalleria e vi rimase fino al congedo, al termine della ferma obbligatoria di cinque anni, il 4 ottobre 1878. Dopo la vita militare cercò un’esistenza diversa: nel 1880 aprì una rivendita di liquori ad Atchison, in Kansas, insieme a un altro ligure, Antonio Ghio. Nel 1907 si trasferì a Tacoma, nello stato di Washington, con la moglie Teresa Bonetti, originaria della Lombardia o del Trentino, e lì morì il 3 novembre 1923.
A un secolo e mezzo dal Little Bighorn, il nome di Augusto Luigi Devoto riporta quella battaglia dentro una geografia inattesa, che parte dall’entroterra ligure e arriva alle grandi pianure del Nord America. La sua vicenda non cambia il significato storico dello scontro, segnato dalla resistenza dei popoli nativi all’espansione militare statunitense, ma aggiunge una storia personale a un evento spesso raccontato solo attraverso i suoi comandanti e i suoi simboli.
Le notizie sono tratte da U. Torretta, “Un ligure contro Toro Seduto”, Liberodiscrivere, Genova, 2009.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.